Lanciata la Dichiarazione Congiunta ALL OF US

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allOfUsCome l’anno scorso con la relazione Estrela, il tema dell’aborto torna al centro della campagna anti-abortista europea, stavolta per una relazione che prevede un impatto molto meno rilevante in caso di approvazione.

La relazione Tarabella è infatti incentrata sulla questione della parità di genere sui posti di lavoro e solo incidentalmente tratta di aborto ed anche in modo piuttosto blando. Qui il testo dell’inciso:

14. insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva; 

In Italia LAIGA e Vita di Donna hanno lanciato una petizione online, che ha raccolto già molte adesioni tra le quali quella di Eleonora Cirant.

Mentre siamo in attesa di conoscere gli esiti della votazione in plenaria del 9 marzo richiamiamo l’attenzione su un’importante iniziativa, sollecitata dalle compagne spagnole del Tren de la Libertad e realizzata negli spazi a Bruxelles lo scorso 5 febbraio: l’incontro di mobilitazione e la relativa Dichiarazione Congiunta “All Of Us”.

L’incontro ha visto la presenza delle rappresentanti di diversi gruppi parlamentari europei: S&D, ALDE, GUE e Verdi. Prime firmatarie della Dichiarazione Congiunta sono:

  • Iraxte Garcia Perez, PSOE/S&D, Spain,
  • Sophie in’t Veld, D66/ALDE,
  • The Netherlands Marie Arena PS/S&D, Belgium,
  • Malin Björk, Vänsterpartiet/GUE-NGL, Sweden,
  • Ernest Urtasun, Catalunya Verds/Greens-EFA, Spain

Questo il testo della Dichiarazione Congiunta (traduzione mia, in inglese qui):

ALL OF US – MOBILITAZIONE PER IL DIRITTO ALL’ABORTO
Dichiarazione Congiunta delle Europarlamentari
Le sottoscritte Europarlamentari, impegnate nel rispetto dei valori dell’Unione Europea quali la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’eguaglianza, il primato del diritto e i diritti umani, DICHIARANO CHE:

ALL OF US ritiene che le donne possano davvero essere pari agli uomini solo se è loro garantito il controllo sulla propria sessualità, i propri corpi e la propria salute;

ALL OF US è preoccupata per le recenti iniziative destinate ad introdurre politiche che limitano il diritto ad un aborto sicuro e legale;

ALL OF US rimarca con grande preoccupazione che 25 Stati Membri su 28 dispongono di legislazioni progressiste in materia di aborto ma nonostante l’aborto sia legale, l’accesso all’IVG è ampiamente negato a causa dall’abuso dell’obiezione di coscienza o l’interpretazione esageratamente restrittiva dei limiti vigenti;

ALL OF US è dell’opinione che un anno dopo il tentativo da parte del governo spagnolo di limitare l’accesso all’aborto e dopo il successo della campagna di opposizione che ha portato al ritiro della proposta governativa, ed in un momento in cui le donne di tutta Europa continuano la lotta per il diritto ad un aborto sicuro e legale, è necessario mobilitarsi in supporto dei diritti e della libertà di scelta;

ALL OF US considera che le iniziative anti-scelta nascono quasi esclusivamente da organizzazioni religiose ultra-conservative che fanno prevalere il credo religioso sulla vita delle donne, la loro scelta riproduttiva, la loro libertà e la loro dignità;

ALL OF US auspica che la necessità di ricorrere all’aborto sia il meno frequente possibile ed è convinta che l’unica via per ridurre le gravidanze indesiderate, che spesso portano all’aborto, è la diffusione di un’educazione sessuale di qualità, l’accesso a metodi moderni di contraccezione ed il rispetto dei diritto delle donne e della loro libertà di scelta;

ALL OF US sa che la presenza di regimi altamente restrittivi non corrisponde a tassi inferiori di aborti e che le donne hanno sempre dovuto e sempre dovranno ricorrere all’aborto;

ALL OF US prendono atto del fatto che quando viene negato l’accesso ai servizi di IVG, le donne si spostano in un Paese dove tali servizi sono accessibili o ricorrono all’aborto illegale;

ALL OF US ricorda che gli aborti illegali sono una causa rilevante di mortalità nei Paesi sviluppati, pari ad un tasso del 16% , cioè circa 47,000 morti all’anno, altrimenti detto che più di 5 donne ogni ora muoiono per aborto illegale;

ALL OF US tiene in massima considerazione l’impegno di spesa dell’UE pari a 100 milioni all’anno in aiuti per proteggere la salute ed i diritti di maternità, compreso il finanziamento di servizi per l’aborto sicuro nei Paesi dove l’IVG è legale;

ALL OF US intende mettere in sicurezza i diritti sessuali e riproduttivi delle donne all’interno ed all’esterno dei confini dell’UE, senza che siano messi in pericolo dalla propaganda anti-scelta;

ALL OF US collaborerà nel Parlamento Europeo ed oltre per sollecitare la mobilitazione a favore del diritto ad accedere ad un aborto sicuro e legale nel mondo.

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Il punto sulla situazione italiana alla vigilia delle europee (parte I)

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Vale la pena a questo punto della campagna elettorale europea, ancora non nel vivo, condividere le informazioni e le posizioni relative alla salute sessuale e riproduttiva delle donne italiane ed europee. Il clamore suscitato dalla bocciatura del rapporto Estrela e dalla proposta di legge Gallardòn in Spagna ha avuto il solo pregio di responsabilizzare diversi contesti politici rispetto al momento che si sta vivendo, che non è solo di crisi economica ma di attacco oscurantista e patriarcale ai diritti delle persone considerate più deboli: donne e persone LGBT. Del secondo tema e delle emergenze relative all’attività dell’UNAR, nonchè alla mancata nomina di un* ministr* (o simil grado) per le pari opportunità, se ne scriverà in altro post. In questo ci limiteremo alla sola parte relativa all’autodeterminazione delle donne ed al rispetto del loro diritto ad un’interruzione di gravidanza libera e sicura.

La necessità di mettere a disposizione di elettori ed elettrici informazioni per metterl* in grado di decidere sul proprio voto è uno degli obiettivi che ci si è poste anche con la realizzazione di queste pagine. Speriamo anche che si riuscirà a stendere un vero e proprio elenco di candidate e candidati che NON rappresentano una garanzia per i diritti delle donne in Europa.

Sul fronte IVG, sapevamo bene che la 194 è una legge che sta lentamente scivolando verso la disapplicazione,  a causa di chi ricorre in modo subdolo all’obiezione di coscienza. Dall’8 marzo 2014, grazie ad un ricorso intentato anche da LAIGA, del sabotaggio contro le donne in Italia si è occupato un ente giuridico europeo di vertice: il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, che ha ufficialmente riconosciuto che il nostro Paese viola i diritti delle donne che intendono abortire.

A livello associativo, la Rete Women Are Europe ha visto un primo incontro di carattere nazionale a Milano, il 6 aprile 2014; Eleonora Cirant ha vivacemente raccolto in questo post le  prime riflessioni e proposte operative per la condivisione di obiettivi e strumenti; attualmente la WAE (acronimo della rete composta da centinaia di sigle femministe in tutt’Italia) sta predisponendo un manifesto, che si presume costituirà la base per una campagna strutturata in occasione delle europee.

Intanto sul piano locale, dopo il 1 febbraio, si moltiplicano le iniziative di piazza; da Milano, dove il 12 aprile si è svolta nella totale disattenzione dei media e dei/delle milanesi la Marcia del coordinamento nazionale anti-194, a Roma, Cosenza e Reggio Calabria:

occupazione a Roma dell’Ordine dei Medici il 4 marzo 2014;

– occupazione della Direzione Sanitaria di Niguarda, l’11 aprile 2014; Niguarda è l’ospedale milanese con la percentuale più alta di obiettori di coscienza (superiore al 90%), un vero e proprio feudo di CL;

Molto di più di 194presidio festante alle Colonne di San Lorenzo: l’iniziativa organizzata dalla Rete di Collettive Femministe dove confluiscono Ambrosia, Donne nella Crisi, Sciore e Lucciole, è stata densa di contenuti ma soprattutto ha garantito informazione e denuncia attraverso letture (monologhi della vagina, Beatriz Preciado,…) e performance spassosissime (2 sketch da replicare il più possibile, ragazze!!!). Al pomeriggio ha partecipato anche la Consulta per la Laicità delle Istituzioni (qui il comunicato e qui alcune foto del pomeriggio).

– la contro-marcia Marciare…. per tornare indietro? Rispondiamo a chi marcia contro l’autodeterminazione delle donne” di Comunicazione di Genere;

consultorio in piazza a Cosenza e Reggio Calabria: un’interessantissima iniziativa, della quale si auspica una socializzazione del format ed una replica in altre piazze italiane.

In ambito giuridico, continuano le iniziative delle associazioni cattoliche contro il cambio di testo del foglietto illustrativo del Norlevo (la cosiddetta pillola del giorno dopo):

– ricorso al TAR del Lazio presentato contro l’Agenzia Italiana del Farmaco da parte di 5 associazioni “anti-choice”;

– interrogazione parlamentare, cui ha risposto il Sottosegretario alla Salute dr.  Vito De Filippo, confermando la natura contraccettiva del Norlevo; se siete interessat* a leggere il resoconto preciso della risposta del Sottosegretario, qui il link della Camera.

Yo decido – Decido io – 1 febbraio 2014

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“YO DECIDO – DECIDO IO”: LE DONNE DI MILANO IN PIAZZA SABATO 1° FEBBRAIO AL CONSOLATO SPAGNOLO. APPUNTAMENTO ALLE 14,30 IN PIAZZA CAVOUR.

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Il 1° febbraio in molte città europee si manifesterà sotto le ambasciate e i consolati di Spagna in solidarietà con le donne che in quel paese si oppongono al progetto di riforma della legge sull’aborto, che smantella la legge Zapatero, autorizzandolo solo in caso di stupro o di grave rischio per la salute fisica o psichica della donna certificato da due medici.

Le associazioni di donne manifestano anche contro il Parlamento Europeo che ha respinto la mozione Estrela in difesa dei diritti sessuali e riproduttivi. Ma la manifestazione avrà anche un contenuto più legato alla realtà italiana, dove di giorno in giorno viene messa in discussione dall’obiezione di coscienza (per lo più strumentale), la legge che permette un aborto sicuro e gratuito.

La mobilitazione, organizzata dalla rete WOMENAREUROPE, a Milano è stata promossa da un ampio cartello di associazioni: UsciamodalSilenzio, Libera Università delle Donne, Consultori Privati Laici, Giulia-giornaliste unite libere autonome, La città delle donne di Z3xMi, Tavolo consultori, Casa delle donne Milano, Donne nella crisi, Donne laboratorio dei beni comun, Gruppo Donne comitato zona 3 Milano, DonneInQuota, Donne in rete, Donne della CGIL, Consulta milanese per la Laicità delle Istituzioni, Amici della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, Soggettività lesbica, Unione Atei Agnostici Razionalisti. Tra le prime adesioni Monica Chittò, Sindaco, e la Giunta comunale di Sesto S. Giovanni, Sara Valmaggi Vice Presidente Consiglio Regione Lombardia, Adalucia De Cesaris, Vicesindaco, con le Assessore della Giunta del Comune di Milano, Francesca Zajczyk, Delegata alle Pari Opportunità del Comune di Milano, Anita Sonego, Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano.

L’appuntamento per chi vorrà partecipare, è alle ore 14,30 al Consolato Spagnolo, con ritrovo in piazza Cavour

16 dicembre 2013: lettera aperta al PD

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In Italia diritti sabotati e in Europa diritti negati:

una certa politica che odia le donne

Gentili tutte e tutti,

come associazioni e organizzazioni che da anni si impegnano con serietà e professionalità, nonostante i pochi mezzi, a garantire che le giovani e le donne vivano in condizioni di parità, abbiamo organizzato una mobilitazione tra ottobre e dicembre 2013 al fine di supportare la Relazione Estrela.

Con due serie di appelli abbiamo chiesto alle deputate ed ai deputati del Parlamento Europeo di approvare il documento sia nella versione del 22 ottobre che in quella del 3 dicembre 2013, nonostante la discriminazione operata contro lesbiche e persone trans.

Gli esiti della Plenaria del 10 dicembre 2013 hanno dimostrato che l’Istituzione europea che dovrebbe garantire anche la difesa della salute delle donne europee (e delle persone LGBT), sollecitando gli Stati Membri ad implementare una legislazione che garantisca il diritto a vivere una sessualità informata e a scegliere liberamente ed in sicurezza se interrompere la gravidanza, ha tradito la propria missione.

Come si argomentava nelle motivazioni della Relazione, era fondamentale che il PE si ergesse a difesa dei diritti delle donne, visto che “l‘attuale contesto politico ed economico minaccia il rispetto della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi. Con la crisi finanziaria e la recessione economica…gli Stati membri tendono ad accelerare la privatizzazione dei servizi sanitari e a ridurre l’accesso e la qualità dei servizi stessi” e “l’opposizione alla liberta di scelta sta diventando più forte e più vigorosa”.

 Alcune deputate e deputati italiani in particolare, si sono distinti per aver ritirato il proprio voto ed aver contribuito a spaccare la posizione del gruppo europeo della relatrice: Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, David Sassoli e Patrizia Toia, cui si aggiungono altre 5 astensioni, tutte all’interno dello stesso gruppo parlamentare europeo.

E’ a loro ed al Partito Democratico che ci rivolgiamo perché ci venga reso conto.

Solo pochi mesi fa, a giugno 2013, lo stesso PD aveva presentato e sostenuto la MOZIONE 1/00074 alla Camera, ottenendone l’approvazione ed impegnando così il governo a “predisporre, nei limiti delle proprie competenze, tutte le iniziative necessarie affinché nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali si attui il quarto comma dell’articolo 9 della legge n. 194 del 1978, nella parte in cui si prevede l’obbligo di controllare e garantire l’attuazione del diritto della donna alla scelta libera e consapevole” ed affermando che l’obiezione di coscienza non può essere esercitata a detrimento del diritto alla salute delle donne.

Vorremmo un chiarimento sulle posizioni del PD in materia di interruzione volontaria di gravidanza, educazione sessuale e salute riproduttiva. Ne terremo conto, in vista delle prossime elezioni europee del 2014

La Relazione era il risultato di un ampio lavoro di composizione di risposte ai bisogni delle donne e delle giovani donne, a prescindere dallo status sociale, dall’età, dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere, dall’origine etnica, dalla disabilità, dalla religione o dalle convinzioni individuali.

Il testo rigettato conteneva, oltre alla questione dell’aborto, una serie di indirizzi, peraltro non vincolanti per i Paesi Membri, ma essenziali per la politica dell’UE, in materia di salute sessuale e riproduttiva: accesso alla contraccezione, educazione sessuale completa e su misura per gli adolescenti, prevenzione e cura delle infezioni sessualmente trasmissibili, lotta alla violenza in relazione ai diritti sessuali e riproduttivi, aiuti pubblici allo sviluppo.

Come italiane ed italiani sapete molto bene che in materia di interruzione volontaria di gravidanza, l’altissima percentuale di obiettori di coscienza limita gravemente, fino ad impedire in certe situazioni, l’esercizio del diritto all’IVG favorendo di fatto il ritorno all’aborto clandestino.

Sapete anche che in materia di educazione sessuale il nostro Paese dimostra un pericoloso vuoto formativo e che il modello culturale vincente già dalle scuole primarie è quello veicolato ai media e al web, machista ed omofobico, e che lo stesso è alla base dei fenomeni del bullismo, della prostituzione infantile, degli stupri di gruppo, dell’aumento delle malattie a trasmissione sessuale.

Allora ci chiediamo e vi chiediamo, come appartenenti ad un gruppo europeo che tanto ha fatto per mantenere l’Europa sui binari della laicità e del progresso dei diritti civili contro le discriminazioni:

 PERCHE’

negare

alle donne europee il diritto all’autodeterminazione?

 votare

in pieno ed aperto contrasto con una legge della Repubblica Italiana?

 boicottare

la parità di genere,  uno dei principi fondativi dell’Unione Europea?

rendere

l’Europa una fortezza sessuofobica ed avversa alla laicità?

irrobustire

le fila della posizioni di destra e di estrema-destra?

Le Associazioni che esigono una risposta:

Associazione Amici della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni
Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano
Associazione Casa delle Donne di Milano
Tavolo Consultori del Comune di Milano
Associazione Usciamo dal Silenzio
Donne e Cultura Comitato x Milano Zona 3
La città delle donne di Z3xMi
Consultorio CED di Milano Consultorio CEMP di Milano
Associazione Italiana per l’Educazione Demografica Pisa
Collettivo Donne e Diritto di Milano
Centro Progetti Donna
Centro Problemi Donna
ArciLesbica Associazione Nazionale
Progetto Rebeldia ex-Colorificio Liberato
Circolo Carlo Rosselli – Milano
Gruppo UDI ‘Donnedioggi’- Cernusco e Martesana

 

Perchè l’adozione del Rapporto Lunacek è importante

La Relazione sulla tabella di marcia dell’UE contro l’omofobia e la discriminazione legata all’orientamento sessuale ed all’identità di genere è stata adottata in Plenaria dal Parlamento Europeo il 4 febbraio 2014.

Si tratta di un documento, come tutte le altre risoluzioni del PE, che non ha efficacia diretta negli ordinamenti degli Stati Membri ma è rilevante sotto 2 aspetti:

  • affida alle altre Istituzioni dell’Unione una serie di compiti da svolgere entro le loro competenze
  • richiama la responsabilità degli Stati Membri nella realizzazione di un contesto accogliente per le persone LGBT

Il documento si compone di 3 parti: la prima è dedicata ai principi generali, la seconda ai contenuti della Roadmap ed un’ultima a settori specifici di intervento. Nelle motivazioni  la Relazione elenca 3 ordini di esigenze che hanno portato alla stesura del documento: un’esigenza giuridica (esplicitare i principi fondativi del Trattato dell’Unione), un’esigenza politica (11 Stati Membri si sono fatti promotori) ed un’esigenza programmatica (gli esiti dei sondaggi della Fundamental Rights Agency).

I principi enunciati impattano su 3 livelli: quello del Trattato, dichiarando la ferma condanna alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale ed all’identità di genere; quello delle Istituzioni, ingaggiandole nella definizione e realizzazione di una strategia globale, omnicomprensiva; quello degli Stati Membri e della Commissione, riconoscendo la responsabilità congiunta nella tutela effettiva dei diritti delle persone LGBTI.

Tra gli strumenti elencati dalla Relazioni per la realizzazione della tabella marcia sono di particolare importanza l’invito a collaborare attraverso lo scambio di best practice, la raccolta di dati, l’erogazione di piani formativi per gli organismi nazionali competenti in materia di lotta alle discriminazioni, la sensibilizzazione della popolazione. Per la prima volta in un documento ufficiale dell’UE si fa specificatamente menzione al fatto che le lesbiche subiscono discriminazioni e violenze multiple, basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Una lista di azioni da intraprendere da parte della Commissione sono elencate per settore, dall’occupazione alla sanità, dall’istruzione alla famiglia, dalla particolare condizione delle persone trans e intersessuali alla protezione della libertà di espressione (leggi Pride). Si intende incidere anche in tema di diritto penale, allargando la protezione contro i reati di razzismo e xenofobia anche all’odio omofobico.

In conclusione, la Relazione frutto di anni di lavoro da parte di esperti, agenzie, organizzazioni non governative (come ILGA Europe) adottata dal Parlamento raggiunge 3 traguardi:

  • inserisce tra i valori condivisi nell’intero territorio dell’UE la dichiarazione di principio di condanna contro l’omofobia,
  • offre strumenti concreti e indica compiti precisi per le Istituzioni europee, responsabilizzando in parte anche gli Stati Membri
  • ufficializza i dati relativi al clima di intolleranza, discriminazione e violenza che subiscono le persone LGBTI in Europa.

 

Passato il Rapporto Lunacek: un passo avanti rispetto al Rapporto Estrela

Il 4 febbraio 2014 segna un pericolo scampato per le forse progressiste e laiche in ambito europeo. L’oscurantismo dimostrato dalla mancata adozione del rapporto Estrela sui diritti sessuali e riproduttivi non è risucito a calpestare i diritti di milioni di persone LGBT in Europa, almeno in termini di principio.

La sessione Plenaria di stamattina haadottato le raccomandazioni non vincolanti per una roadmap contro l’omofobia e le discriminazioni sullabase dell’orientamento sessuale e dell’identitià di genere.

E’ importante sottolineare che il rapporto contiene una  “forte condanna” dell’omofobia e della transfobia nell’Unione Europea. Il Parlamento Europeo chiede alla Commissione Europea, agli Stati Membri ed agli enti dell’Unione di ”lavorare congiuntamente ad un’ampia strategia pluriennale diretta a proteggere i diritti fondamentali delle persone LGBT”.

In particolare, i campi di interesse prioritario per combattere le discriminazioni  sono rappresentati da: lavoro, istruzione, salute, beni e servizi, libero movimento, libertà di espressione, crimini d’odio, asilo ed affari esteri.

La maggioranza a favore è stata schiacciante (394 contro 176), grazie ad una coalizione tra diversi schieramenti; i 5 maggiori gruppi hanno supportato il voto:  PPE, S&D, ALDE, Greens/EFA and GUE/NGL.

Qui il comunicato stampa:

http://www.lgbt-ep.eu/press-releases/european-parliament-asks-for-eu-lgbti-roadmap-in-landmark-report/

Rapporto Lunacek: appello agli eurodeputati ed alle eurodeputate italiani

Care Eurodeputate, cari Eurodeputati,

dopo la vicenda del Rapporto Estrela, anche in Europa registriamo la prevaricazione da parte di una visione di tipo confessionale, contraria alla pari dignità e libertà di espressione; Vi chiediamo di porre la laicità al centro dell’attività politica anche del Parlamento Europeo e di procedere all’adozione del Rapporto Lunacek nella prossima Plenaria della settimana del 2 febbraio 2014.

Il Rapporto Lunacek va approvato così come deliberato a grande maggioranza dalla Commissione sulle Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni il 17 dicembre 2013 (40 voti favorevoli, tra i quali quelli di Niccolò Rinaldi, Gianni Pittella, Sonia Alfano, Gianni Vattimo, 2 contrari e 6 astenuti); riteniamo di fondamentale importanza il voto delle deputate e  dei deputati eletti nei collegi italiani, che conoscono la situazione delle persone LGBT nel nostro Paese.

Tra le altre raccomandazioni, peraltro non vincolanti per gli Stati Membri, il Rapporto dichiara che il riconoscimento del diritto di vivere senza discriminazioni non rappresenta la protezione di un interesse di parte ma di un diritto umano.

 Richiede un piano di azione per combattere l’omofobia e la transfobia, analogamente a quanto realizzato in caso di discriminazione sulla base del genere, della disabilità e dell’origine etnica. Ad esempio, raccomanda l’implementazione della Direttiva 2000/78 anche per i lavoratori e le lavoratrici LGBT, richiede al Consiglio di aggiornare la Decisione Quadro sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, punendo anche l’incitazione all’odio ed alla violenza contro le persone LGBT, propone di facilitare lo scambio tra Stati  Membri di buone pratiche nel campo dell’educazione.

Leggiamo invece che dalle destre e da fonti confessionali il Rapporto viene attaccato come “un altro tentativo dei gruppi estremisti radicali dopo il Rapporto Estrela”.

Il nostro Paese in particolare ha bisogno del supporto e del contributo dell’Unione Europea per concretizzare il valore della laicità anche attraverso il progresso nei diritti delle persone LGBT.

Facciamo appello anche a Voi affinchè non si allarghi in modo irreversibile la ferita alla laicità aperta con la mancata adozione del Rapporto Estrela. 

Presidio 4 gennaio 2014 contro le “sentinelle” antiabortiste

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La Consultoria Autogestita di via Dei Transiti chiama all’appello le donne che non ci stanno ad accettare passivamente l’attacco terrorista delle preghiere anti-aborto davanti a molti ospedali italiani.
“Come ogni primo sabato dei mesi dispari, ancora una volta i preganti antiabortisti del Comitato No194 si ritroveranno davanti agli ospedali di diverse città. Durante una maratona di 9 ore di preghiera contro aborto ed eutanasia molesteranno le donne di passaggio con i loro manifesti splatter e le loro litanie colpevolizzanti.”

La Consultoria ci dà appuntamento (“con scope, cappelli da strega, pentole e mestoli, ma anche vin brulè, cioccolata calda… e TORTE”) dalle 10.30 alle 13.00, sabato 4 gennaio, di fronte all’ospedale di Niguarda.

Questo il link alla notizia:
http://consultoriautogestita.wordpress.com/2013/12/20/una-risata-li-seppellira/

19 dicembre: appare sui media la notizia dell’errore di voto

Sulla testata online francese Le Point.fr. viene pubblicata una notizia che ha del surreale: il voto a favore della mozione alternativa che affida ai singoli Stati membri la competenza in materia di aborto sarebbe il risultato di un errore di traduzione.

I deputati e le deputate avrebbero infatti ricevuto una traduzione errata delle sitruzioni di voto impartite dalla stessa Estrela in portoghese; secondo LePoint, “poco prima che i colleghi si pronunciassero sulla mozione”, l’eurodeputata “ha preso la parola per invitare a rigettare il testo, in modo che il proprio testo potesse essere votato”

Ma mentre la traduzione dal portoghese all’inglese è stata fedele, quella dal portoghese al francese e al tedesco ha travisato l’intervento, dando istruzioni contrarie; poichè il sistema di traduzione dell’EuroParlamento funziona a cascata, anche le traduzioni verso le altre lingue sono state sbagliate; ad esempio,  in rumeno ed in bulgaro, le istruzioni arrivate ai rispettivi eurodeputati sono state di votare a favore della mozione invece che contro.

Nessun problema per l’italiano comunque, perchè la traduzione dal portoghese è stata diretta e non sono stati rilevati errori…